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Italian Bloggers

mercoledì 2 febbraio 2011

A proposito di elenchi...


LA POLITICA, OGGI..

Arroganza - Autoritarismo - Arrivismo - Assenteismo - Autoreferenzialità
Bramosia
Commercio - Corruzione - Concussione - Criminalità - Carenza - Cecità
Disonestà - Demagogia - Deficienza - Delega
Elitarismo
Falsità - Faziosità - Fascismo
Gossip
Interesse privato - Intolleranza - Ignoranza - Inerzia
Mercato - Mafia - Maschilismo
Nepotismo - Nonnismo - Negligenza - Nazismo
Omertà
Presunzione - Parassitismo - Personalismi - Pedofilia - Prostituzione
Qualunquismo
Raccomandazioni - Razzismo - Regalie
Servilismo
Tracotanza - Tirannia
Vittimismo - Vanità - Violenza
Ho tentato anche un elenco di aspetti positivi del tema in questione ma senza risultati soddisfacenti se non trasformando il titolo di tale elenco e cioè:
"Come dovrebbe essere la politica, oggi.".
Il cavaliere inesistente

venerdì 31 dicembre 2010

OTZIWORLD



99 LUFTBALLON




  • Quando un rappresentante delle istituzioni si permette di dichiarare che gli inquilini IPES sono dei privilegiati,


  • quando lo spazio vitale minimo per un inquilino Ipes è calcolato intorno ai 25/30 metri quadri e loro tutt'al più ci mettono il bagno,


  • quando si sopprime un servizio di trasporto pubblico, cioè vostro, così..,


  • quando i rappresentanti delle istituzioni si scagliano contro gli abusi alcolici e poi presenziano all'inaugurazione del monumento alla birra,


  • quando tra rane crocefisse, ritratti del papa, mercatini di natale e feste danzanti al Museion, Bolzano diventerà capitale europea della cultura,


  • quando per decidere sui tagli ai cittadini contribuenti basta qualche giorno mentre per decidere sui tagli ai costi della politica non bastano anni,


  • quando la maggior parte del loro stipendio lo pagate voi,


  • quando non vogliono più contribuire alle feste di piazza, le vostre,


  • quando fanno pagare la festa di piazza, la vostra festa,


  • quando c'è stato un buco nel bilancio del Museion,


  • quando c'è un buco nel bilancio Caritas,


  • quando:"..e il buco chi lo paga" e :"..i corresponsabili dell'ammanco pagano?",


  • quando chiudono le scuole pubbliche,


  • quando il patentino ignora i diritti costituzionali,


  • quando il massacro degli appalti e delle privatizzazioni impoverisce i già poveri,


  • quando un professionista della solidarietà rischia di far saltare il pranzo di natale per i poveri,


  • quando un altro professionista della solidarietà si "sacrifica" rinunciando al guarda roba nuovo per l'anno a venire, per dare un buon esempio,


  • quando ormai fanno quello che vogliono tanto voi non avete voce,


  • quando l'arroganza, la presunzione, il piccolo o grande potere hanno il sopravvento,


non resta molto da fare..


PS: che ne dite della cerbottana ?!?




La vignetta è stata disegnata dall'autore del Blog.


Il cavaliere inesistente

domenica 31 ottobre 2010

"LA VITA é COME UN FILM"

Questo semplice slogan porta con se alcune verità che, come quasi sempre nel quotidiano, rivelano percorsi ben poco romantici.
Direi che è difficile negare un azione recitativa nei nostri rapporti sociali, una considerevole parte di atteggiamenti in cui noi, esseri umani, ci comportiamo come attori spesso costretti ad un ruolo determinato da altri/o.
La logica impone una parte rituale nei rapporti sociali in cui la coscienza della sua necessità supera l'ansia di fingere. Questo probabilmente dovrebbe essere il limite, che appare oramai superato dai processi evolutivi della società del profitto, tanto da spingersi all'opposto.
La finzione, perdendo il suo carattere rituale, ha preso il sopravvento, "le recite" non sono più espressione dell'incontro sociale ma determinanti nella definizione del sè, più uno è bravo a recitare un ruolo nella relazione sociale più è riconosciuto dagli altri attori, al di là di chi siano in realtà.
Nella società dello spettacolo non importa chi tu sia importa ciò che vuoi far credere di essere.
Ne abbiamo ottimi esempi nella politica, nell'economia (arrivismo, marketing, burocrazia), ma anche nella quotidianità dove eccellere, in qualunque campo, compensa altro e permette il riconoscimento dell'io sociale del momento.

Il cavaliere inesistente

giovedì 7 ottobre 2010

ARRIBA ARRIBA ARRIBA



Esistono comportamenti umani nel confronto sociale che trovo veramente spregevoli nella loro assoluta dedizione alle dinamiche social-capitalistiche, uno di questi comportamenti o disturbi (da un punto di vista psicopatologico) è l'arrivismo, atteggiamento facilmente individuabile e particolarmente presente nelle società contemporanee.

L'obbiettivo dell'arrivista è fisso, il percorso è flessibile in un ottica macchiavellica, in cui tutto va bene purchè tendente all'obbiettivo finale che non può essere altro che l'autoaffermazione (anche economica).

L'arrivista se ne "strafotte" del percorso e degli "ostacoli" (vissuti come ostacoli e non come opportunità) che scavalca utilizzando il semplice sistema del "forte con i deboli e debole con i forti".

L'arrivista si adegua incessantemente secondo le convenienze e chiama questa modalità "flessibilità" o "apertura mentale", le convenienze spesso non hanno nulla a che fare con l'attività specifica (campo di lavoro) dell'arrivista.

L'arrivista è una delle emanazioni di maggior efficacia del sistema produttivo, è un consumatore quasi completo. Non solo la materia ma anche il pensiero portante del sistema capitalistico viene consumato e pubblicizzato attraverso un indice di gradimento.

L'arrivista è un modello sociale capitalistico.

BUTTADE




  • La mafia è un organizzazione criminale ma è anche un atteggiamento mentale, un modo di intendere i rapporti tra le persone, un modo per mantenere potere e privilegi, un modo che nel nostro "amato" paese ha a che fare con la sua stessa storia culturale. I sistemi organizzati, le corporazioni, le stesse istituzioni fino ad arrivare alle piccole o grandi asssociazioni, i gruppi con interessi comuni, in un certo modo evidenziano un sistema di relazioni basate su forze di potere che tendono in primis a mantenersi e tutelarsi.



  • Ammettere l'esistenza di un "disturbo asociale" sottintende l'esistenza di un sociale non disturbato, ammettere l'esistenza di un sistema sociale non disturbato, in atto, potrebbe essere, a questo punto, un disturbo della percezione della realtà. Probabilmente è per questo che oggi mi sento un poco "disturbato".



  • Gran parte degli psichiatri sono persone senza memoria, gran parte degli psicanalisti sono persone con una memoria fantasiosa.

  • Ma lo siamo o ci fanno?

  • Un altro esempio di mutazione dei significati delle nostre parole è quello del sostantivo giustizia, termine particolarmente alla ribalta di questi tempi (vedi riforma della giustizia, etc..). Legge e giustizia sono due cose diverse. Mentre la legge è un insieme di codici di regolamentazione del sociale, la giustizia si riferisce ad un valore condiviso utile ad uno stile di vita in cui di base resta l'eguaglianza degli uomini. La giustizia ha poco a che vedere con la legge, tant'è vero che le leggi possono variare da paese a paese mentre la giustizia (sociale,economica,politica,etc..) assume una valenza (o almeno dovrebbe) universale.

Il cavaliere inesistente

mercoledì 28 luglio 2010

L'UOMO GRIGIO


Dopo le prime tre o quattro frasi smette di guardarmi negli occhi, sicuramente non è uno stupido nel senso più comune del termine, sta già valutando le contro mosse.
Non perde tempo ad ascoltare le mie ragioni, quali che siano.
Non gli interessano.
Sono solo un pelo in un occhio, un fastidio a cui togliere il potenziale, non importa se ciò che dico sia vero o meno, non importa se ciò che riporto abbia valore, importa solo che io smetta di essere un problema.
E’ l’uomo grigio, piccolo, baffetti alla francese, occhi sfuggenti. L’aria insignificante nasconde un potere maturato in anni di attività burocratica, di compromessi motivati da machiavelliche ragioni, di frequentazioni cattoliche simili ad incontri massonici.
Prende tempo, non ha armi per ora.
La funzionalità univoca, l’etichetta gerarchica, l’inamovibilità dettate da un intransigente fede cattolica sono le basi della sua presunzione, l’appartenenza ad una casta di consimili è il suo potere e ne è consapevole.
Finge di ascoltarmi ma capisco che sta solo cercando le falle del mio discorso, gli appigli utili a depotenziarmi, probabilmente pensa che io sia un idiota o una persona di cui preoccuparsi poco ed effettivamente in una delirante e tutta personale scala gerarchica per lui valgo poco.
Ancora una volta intravedo forti similitudini tra la pratica cattolica e i vari fascismi, passati e presenti.
Terminate le mie esternazioni trova una serie di motivi per fissare un nuovo incontro, motivi validi se non fosse che in realtà il suo obbiettivo è molto diverso dalle mie aspettative, d’essere per lo meno compreso.
Anni di sotterfugi, di trucchetti, di menzogne coscienti e non, hanno affinato le sue capacità di manipolare le situazioni e di raggiungere i suoi obbiettivi.
Al nuovo incontro è pronto.
Ribatte su tutto o quasi, l’atteggiamento è infantile ma avendo una grande stima di sé o disistima di me non se ne preoccupa, per cui il leit motiv delle sue esternazioni assomiglia ad una azione di rivalsa di un bimbo durante un litigio con un coetaneo, non avrei provato meraviglia nel sentirlo concludere il suo discorso con un: “Tu sei cacca, culo, merda, gnene, gnene, gnene!!”
E mi chiedo:”Ma sono queste le persone che dovrebbero “guidarci”? Abbiamo veramente bisogno di questi burocrati privi di sensibilità se non quella riguardante la difesa dei loro pari e del loro potere?”
Il cavaliere inesistente

SANGUIGNO


In questi giorni alla galleria Domenicani a Bolzano si poteva assistere a una serie di esposizioni organizzate dall' Associazione Artisti di Bolzano appunto, inserite in un evento annuale ormai consueto durante il periodo estivo, Moduli.
Nel primo modulo (si tratta di 4 moduli con artisti diversi per ognuno) mi ha particolarmente colpito una video installazione di Corinne Conci per cui ho deciso di scriverne un breve commento nato da una mia personalissima interpretazione.
SANGUIGNO
"L'aggettivo nasce spontaneo, è la prima parola che mi salta in mente.
I pomodorini di un rosso intenso, il loro brodo liquido, luccicante, il coltello che li viola, li taglia in modo netto e crudele; ricordano la violenza delle ferite da taglio in un orrido film splatter.
La poesia della Merini, la voce e i suoni che la circondano, accentuano un atmosfera non cupa ma brillante di morte e sangue, non per celebrarne il trionfo ma per ricordarne l'incontrastabile esistenza, la realtà del sangue e del dolore, della morte. Probabilmente l'unica realtà non ancora falsificabile
Guardando queste piccole sfere perfette la mente associativa trae dai ricordi immagini di altre morti e di altro sangue.
La realtà del sangue come ultimo baluardo alla mistificazione quotidiana.
Il dolore e la morte ristabiliscono la vita o forse l'inganno è ormai completo..."
Il cavaliere inesistente

lunedì 5 luglio 2010

Die Nase

C'è stato un giorno in cui Till Eulenspiegel e il Barone di Munchausen si sono trovati.
Era buio e freddo nelle campagne bavaresi e solo una piccola osteria era aperta, se ne intravedeva la luce, un lumino da molto lontano.
Il barone stava ancora vagando a cavallo della sua palla di cannone mentre Till sopra uno struzzo bardato a festa si avvicinava all'osteria, l'osteria si chiamava "Die Augen und die Ohren".
Munchausen vide il lumino e dando grandi schiaffi alla palla riuscì a deviarla in modo che cadesse presso la betola.
Till vi era ormai giunto e già corteggiava le figlie dell'oste raccontando incredibili storie sulla guerra ai saraceni.
Till era esile e biondo, Munchausen grande e nero, le figlie dell'oste belle e prosperose, l'oste si faceva chiamare "Das Auge und das Ohr".
Il mattino dopo Till ripartiva sulla palla di cannone volando in compagnia della figlia dell'oste chiamata "das Auge" e il barone di Munchausen riprese il cammino sopra lo struzzo bardato a festa con l'altra figlia chiamata "das Ohr".
L'oste saluta dalla porta e ora si chiama "Die Nase".
Il cavaliere inesistente.

Un signore con tre cappelli

Ho conosciuto un tale,
un tale di Vignola,
che aveva tre cappelli
e una testa sola.

E girava, girava
per il monte e per il piano
con un cappello in testa:
gli altri due, uno per mano.

Un giorno che pioveva
incontrò un poveretto
che in testa non portava
nè cappello nè berretto.

-Ecco-disse quel tale-
il mondo è tutto sbagliato:
a me tre cappelli,
a lui il capo bagnato....-

E andando per la sua strada
mentre fischiava il vento
quel signore con tre cappelli
era molto malcontento.
Gianni Rodari

domenica 16 maggio 2010

I professionisti del dolore

Anni fa quando ancora non esistevano tutti questi assistenti sociali, psicologi, psichiatri, assistenti geriatrici, direttori di servizio, responsabili tecnici, operatori sociosanitari o socio-assistenziali, educatori, OTA, ASA, ecc..., nell’ambiente s’iniziava a parlare di “business del sociale”, di nuove opportunità di crescita lavorativa ed economica nel mondo della solidarietà e dell’aiuto, per molti “il disagio” cominciava a perdere il suo significato più espressamente emotivo per diventare, più che altro, un’occasione economica di facile utilizzo.
L’aumento e la diversificazione del disagio bio-psico-sociale coincidente con un “imbarbarimento” della società attuale diventava, per alcuni, un buon modo per guadagnare denaro sulle sofferenze degli altri.
Il nuovo business apriva spazi inaspettati, sia a chi per pulsione personale preferiva fare un lavoro che avesse un significato sociale, sia a chi cercava una facile qualificazione professionale utile a “piazzare il sedere” e a tutti i livelli, laureati in lettere, in lingue, in economia e in chi sa cosa altro che improvvisamente diventano operatori e se raccomandati magari anche dirigenti. Queste persone in linea di massima il disagio maggiore che hanno provato è stata una delusione d’amore adolescenziale e la situazione più a rischio uno spinello clandestino che gli ha fatto girare la testa, sono incapaci di essere competitivi con le loro qualifiche effettive (le lauree) per cui ripiegano sull’unico spazio aperto a tutti.
La loro preparazione tecnica, utile, è legata a un buon uso del linguaggio e capacità “manipolatorie” nei confronti dell’altro, percepito come diverso e in difetto, ma la loro posizione gerarchica è legata in particolare a spinte, raccomandazioni e sostegni esterni politico-ideologici.
Se a questo aggiungiamo le menzogne neoliberiste con la conseguente gestione manageriale dell’aiuto, che per logica, ha come unico obiettivo il budget non occorre molto impegno per comprendere il disastro latente.
Il care management, importato dai paesi più espressamente capitalistici, nato come razionalizzazione del servizio sociale in un’ottica di mercato, tenta di definire gli assistiti come consumatori di servizi, autonomi e in grado di autodeterminarsi.
Gli operatori sociali diventano produttori di servizi che attraverso le privatizzazioni dovrebbero diventare competitori tra loro favorendo le spinte innovative e il ribasso dei costi, ma non è proprio così.
L’ente pubblico (il servizio sociale) diventa, poiché appaltatore, il finanziatore unico dei competitori (con i soldi dei cittadini versati come auto-tutela) che mira naturalmente al risparmio, creando situazioni di ribasso dei costi spropositato.
Tenendo presente che il servizio sociale non produce nulla, se non “indotto”, è naturale una conseguente speculazione sulle uniche fonti rimaste: gli operatori stessi (quelli che operano sul campo) e gli assistiti.
Il sociale diventa un settore di mercato “supposto”, virtuale.
Il “care management” impone nuovamente un cambio di significato dei termini anzi, come scrive Silvia Fargion in un suo volumetto, un cambio dei contesti in cui tali termini agiscono. (S. Fargion-Il servizio sociale. 2009).
Sempre da S. Fargion: “La competizione tra soggetti che offrono servizi può giocare un ruolo molto negativo sulla necessità di cooperazione, incidendo in ultima analisi sulla qualità dei servizi. In un ambiente in cui a fare da protagonista è il budget, si rischia di selezionare offerte e servizi che solo in apparenza si presentano bene o che, secondo il linguaggio del mercato, “sanno vendersi”. Questa situazione ha messo a repentaglio gli aspetti più positivi del terzo settore, cioè il progetto ideale che spesso animava le organizzazioni, cooperative e associazioni, consentendo la sopravivenza solo a chi si dimostra un buon venditore” (o ha agganci importanti, nda), “il che nell’area dei servizi in particolare, non sempre si traduce nella capacità di dare risposte efficaci ai bisogni delle persone”.

Le recenti e varie professioni nel sociale sono sostituite dalle capacità gestionali degli apostoli del “care management”, il vero obiettivo è un altro, economico, e in funzione di questo si stilano graduatorie di merito non certo in base alle qualità deputate agli obbiettivi storicamente riconosciuti al servizio sociale. Chiunque sia in grado di gestire proficuamente un’osteria, una pescheria o una qualsiasi attività commerciale può anche gestire un servizio sociale, la sua posizione gerarchica e ideologica (profitto-risparmio) appiattisce e demotiva ogni professionista (inteso come detentore di conoscenze specifiche) e toglie qualsiasi motivazione tesa alla solidarietà, al sostegno, alla cura, se non quella unicamente dichiarata.
Anche il livello medio della gerarchia gestionale dei servizi (alcuni assistenti sociali, i burocrati, alcuni responsabili-coordinatori, etc..) si è lasciato prendere da questo delirio imprenditoriale, che risulta molto proficuo per mantenere lo status della loro posizione (ogni tanto mi chiedo ma quanti ne hanno sulla coscienza? Ma come fanno a mandare un minore in un carcere minorile per qualche spinello e poi tornare a casa e guardare il proprio figlio/a?), per queste persone provo un profondo disprezzo e mi auguro (per chi capiterà tra le loro mani) che scompaiano presto, lucrano e si mantengono grazie alla “sfiga” degli altri, la vera feccia è questa.
Se interrogati sul loro ruolo etico si giustificano, delegano ad altri, o utilizzano alibi di ogni tipo, se gli si manifesta i propri dubbi sull’operato dei servizi è facile sentirsi dire che si è sbagliato mestiere, ma io credo che ad aver sbagliato mestiere siano proprio loro. Molti di questi non solo non sanno fare altro ma non osano nemmeno rischiare per paura di compromettersi, come i kapò nei campi di concentramento, i piccoli borghesi nelle lotte di classe, i crumiri nelle lotte operaie.
PS: se qualcuno ritiene sia semplice demagogia, ho in serbo per lui una serie di esempi evidenti di queste storture.

Suggerisco agli interessati un approfondimento sul lavoro di S.Fargion, personalmente trovo abbia confermato alcune mie opinioni dandone anche una strutturazione più ampia e anatomizzata, inoltre è stata molto utile nello stimolare nuove riflessioni.
Il cavaliere inesistente